
Madonna di
Campiglio, adagiata a 1550 metri di quota nella
bellissima conca tra il gruppo delle Dolomiti di
Brenta e i ghiacciai dell'Adamello e della
Presanella, fu lanciata turisticamente nella seconda
metà del secolo scorso da un certo Giambattista
Righi di Strembo. Nel 1868 egli acquistò per 40.000
fiorini l'intera sostanza dell'ex-monastero di Santa
Maria di Campiglio appartenente alla mensa
capitolare di Trento. Al posto dei fatiscenti
fabbricati del vecchio ospizio stretti attorno ad
una chiesa tardo medioevale egli eresse un primo
albergo, lo Stabilimento Alpino, destinato ad
accogliere i primi turisti della montagna. Nel 1875
intraprese a proprie spese la costruzione della
strada che collegava i centri dell'Alta Val Rendena
con Madonna di Campiglio: erano necessarie tre ore
per percorrerla in carrozza.
- 60 km di piste per lo sci alpino, 120 km con il collegamento Folgarida-Marilleva, 360 km nel carosello Skirama Adamello Brenta
- Ursus Snowpark con diverse aree adatte a tutti i livelli
- 15 km di piste per lo sci di fondo a Campo Carlo Magno
- Pattinaggio sul laghetto ghiacciato
- Sleddog
- Escursioni con racchette da neve
- Sci alpinismo
- Arrampicata su ghiaccio
Parco Naturale Adamello Brenta
Una superficie di 620,517 Kmq, una fauna ricchissima, una vegetazione complessa, ricchezza di torrenti, cascate e laghi nel Trentino occidentale…questo è il Parco Naturale Adamello Brenta, voluto espressamente per legge della Provincia Autonoma di Trento e istituito nel 1988.Il Parco Naturale Adamello–Brenta, la più grande area protetta del Trentino, interessa il territorio di 37 Comuni: non è stato casualmente scelto fra le superfici montuose da tutelare.Il vasto perimetro, comprendente due massicci di natura geologica sostanzialmente diversa (il Gruppo Adamello – Presanella ed il Gruppo di Brenta, separati dalla Val Rendena e compresi tra le valli di Non, di Sole e Giudicarie.), è infatti un territorio montuoso particolarmente ricco di caratteristiche naturali ancora intatte, sia pur vincolate dalle esigenze pressanti del turismo.Il territorio protetto si estende da circa 400 metri di quota ai 3500 metri della Cima Presanella. Ricco di acque, il Parco è interessato dalla presenza di oltre 80 laghi e dal ghiacciaio dell'Adamello, uno dei più estesi d'Europa.Il Gruppo dell’Adamello e Presanella è il più imponente, per estensione e altitudine media, nonché per le vaste superfici ghiacciate. A base prevalentemente granitica, costituisce un vasto complesso di cime e valloni, clivi e pendii boscosi.Fu teatro degli scontri tra truppe austriache e italiane nel corso della Prima Guerra Mondiale, di cui il ghiacciaio rilascia di tanto in tanto inquietanti tracce.Il Gruppo di Brenta è una catena quasi lineare – più che un massiccio – che si innalza verso il cielo con formazioni dolomitiche pure. È l’unico gruppo a base calcarea – dolomitica posto ad occidente del fiume Adige. La sua cima più alta è la Cima Tosa, m.3171.Dal punto di vista strettamente naturalistico, il Parco offre una dimensione alpina completa, nel succedersi dal basso verso l’alto, di tutte le fasce vegetazionali: dal faggeto, alle fustaie di abeti, ai larici, ai ginepri e ai rododendri, fino alla tundra alpina impreziosita da una flora ricchissima di colori (dove si trovano genzianelle, genziane, arnica, camedrio alpino, ranuncoli) e infine la flora di alta montagna (con raponzoli di roccia, scarpette di venere, negritelle, gigli martagoni e la stella alpina).La fauna del parco è altrettanto varia e le specie rappresentate sono molte: ci sono la volpe, la donnola, l’ermellino, la faina, la martora e il tasso; i caprioli, i camosci, i cervi e i mufloni; le lepri, gli scoiattoli, le marmotte. Tra i volatili non si possono scordare l’aquila reale, i falchi, le civette, la pernice, il gallo cedrone. Discorso a parte merita, per preziosità e fragilità del suo equilibrio naturale, il più grosso animale che popoli il Gruppo di Brenta: l’orso bruno. Alla fine del secolo scorso, il nucleo di orsi del Brenta, ridotto a non più di 2-3 individui, aveva superato la soglia dell’estinzione: una ripresa naturale era considerata assolutamente improbabile. In questo contesto, nel 1996, ha preso avvio mediante finanziamenti dell’Unione Europea il Progetto “Life Ursus – tutela della popolazione di orso bruno del Brenta”, che ha portato all’introduzione di alcuni esemplari provenienti dalla Slovenia, con lo scopo di rinsanguare la popolazione esistente. Grazie a questo progetto, il nucleo di orsi del Trentino occidentale è attualmente stimato in una ventina di individui.Tra gli insediamenti che si rinvengono nel Parco ci sono i tipici tradizionali luoghi dell'alpeggio con malghe e fienili, la cui architettura costituisce un segno prezioso dell’ingegnosità e della creatività estetica e pragmatica degli abitanti della zona.



